Print Friendly, PDF & Email



728x90 Scolastica 2016 - settembre


Renato Curcio fa parte di quei brigatisti che hanno maturato le loro esistenze ed il loro credo ideologico all’intemo delle lotte universitarie del 1968. Anagraficamente è nato a Monterotondo in provincia di Roma nel 1941, e la sua esistenza, così come quella di tanti altri tra i suoi coetanei, sembrava avviata sui binari di normalità “borghese” – per dirla alla maniera propria dei sessantottini – fino a che non prese la decisione di iscriversi all’istituto Superiore di scienze sociali di Trento, istituto voluto e fortemente sponsorizzato dalla Democrazia Cristiana (DC) e dal suo leader trentino Flaminio Piccoli, e che doveva diventare una sorta di fucina di futuri dirigenti del paese. Quello che accadde fu invece che la “libera università”, così era chiamata, divenne l’avanguardia della contestazione studentesca e un crocevia delle pulsioni internazionali, con tratti che anticiparono perfino il Maggio Francese. Curcio, che in gioventù aveva avuto delle simpatie per la destra estrema, per un lungo periodo condivide l’abitazione con un personaggio colto e carismatico qual era Mauro Rostagno (poi soprannominato il “Che” di Trento), e nel ’67 formò con lui un gruppo di studio denominato ‘Università Negativa’, in cui veniva svolto un lavoro di formazione teorica con una rilettura di testi ignorati dai corsi universitari tra i quali Mao-Tze-Tung, Marcuse, Guevara, Panzieri, Cabrai. In un documento dell’autunno di quell’anno scriveva: «L’università è uno strumento di classe. Essa, a livello ideologico, ha la funzione di produrre e trasmettere un’ideologia particolare, quella della classe dominante […] lanciamo l’idea di una Università Negativa che riaffermi nelle università ufficiali ma in forma antagonista ad esse la necessità di un pensiero teorico, critico e dialettico».
Verso la fine dello stesso anno entra a far parte della redazione della rivista “Lavoro Politico” di ispirazione marxista-leninista, dai suoi articoli traspariva però una critica verso il “filocastrismo” e verso l’avventurismo di chi arrivava a proporre azioni armate in Italia; come si legge testualmente «è solo un piccolo borghese in cerca di emozioni e non un vero rivoluzionario» chi queste azioni proponeva, poiché la presa del potere da parte del proletariato era un processo lungo che non poteva essere ridotto alla sola parola d’ordine della guerriglia. Siamo nell’autunno del ’67, a Milano tre anni più tardi lo stesso Curcio affermerà che la guerriglia era «l’unica prospettiva strategica». Comunque nell’autunno del ’68, all’interno del periodo di lotte ed occupazioni all’università, il problema dei tempi della rivoluzione venne ripreso in un documento redatto e firmato da Curcio e Rostagno, in esso si leggeva tra l’altro: «Non è l’esempio cubano, ma è l’esempio cinese, quello che abbiamo di fronte, cioè non è possibile l’organizzazione dell’isola felice con due anni di lotta, ma è possibile attraverso 40 anni di resistenza». Per Curcio sono mesi intensi, girò per tutta l’Italia «viaggiando da una città all’altra per parlare, discutere, osservare. E tutto ciò perché entro brevissima scadenza ci si presenta la necessità di una scelta: entrare in un partito rivoluzionario o non entrarci. Si tratta di una scelta decisiva»; così Margherita Cagol (Mara), compagna di Renato Curcio fino alla sua morte, scriveva in una lettera inviata alla madre. I fatti di Avola del 2 Dicembre 1968, quando la polizia sparò sui braccianti uccidendone due ma continuando a sparare ininterrottamente per 25 minuti, furono l’episodio che probabilmente causò il ripensamento di Curcio sul tema della violenza. L’impressione suscitata nell’ateneo trentino fu fortissima, si discusse per delle ore su come poter vendicare quelle vite; la linea che passò nella maggioranza dell’assemblea fu quella che diceva si alla violenza sulle cose, no agli attentati alle persone (Notiamo per inciso che questa sarà la linea delle Brigate Rosse fino al 1976). Come ricordano alcuni che a Trento erano molto vicini a Curcio, fu dall’inizio del ’69 che egli diventò ossessionato dal problema della violenza e dal ritardo dei «nostri tempi rispetto ai tempi dell’avversario». La definitiva separazione dell’ormai inseparabile duo Curcio-Cagol dal movimento studentesco trentino, maturò fra la primavera e l’estate del ’69, quando il movimento fece una severa autocritica e il lavoro di massa a livello operaio venne rilanciato in coincidenza con la ripresa delle lotte alla FIAT e l’ipotesi assai concreta dello scontro d’autunno per il rinnovo dei contratti. E’ così che il ciclo dell’esperienza trentina di Curcio si conclude: sbarcato a Trento su posizioni moderate e comunque niente affatto definite, addestratosi alle lotte studentesche alla scuola di Marco Boato e a forme più avanzate di lotta alla scuola di Rostagno, separatosi da quest’ultimo per cercare una nuova strada e poi rientrato nelle lotte studentesche rivalutando la violenza e l’impegno di lotta all’esterno dell’università, Curcio crebbe e trovò una ragione d’essere anche, e forse più profondamente che ad altri livelli, nel suo rapporto con Mara. Intanto il Movimento studentesco confluì in Lotta Continua, Curcio, Mara (che nel frattempo si è laureata ed è diventata sua moglie) ed altri del gruppo che gravitava attorno a Lavoro Politico, si trasferirono a Milano: fu il primo vero contatto con la fabbrica e con i quartieri operai in fermento. Durante tutto il 1970, quando ormai i coniugi Curcio sono totalmente immersi nell’esperienza del Collettivo Politico Metropolitano, Mara continuò a mantenere i contatti con la sua famiglia. Nel Febbraio ’71 dopo dei tafferugli scoppiati con le forze dell’ordine in seguito allo sgombero di alcune case occupate a Milano, Mara perse il bambino che stava aspettando; il passo successivo della coppia fu quello di affittare un appartamento sotto falso nome e di non comunicare il proprio domicilio alla famiglia, forse quel bambino era l’ultimo esile legame che gli poteva impedire il salto alla clandestinità e alla lotta armata.[1]

Leggi anche  Guio Aldi

8 settembre 1969
Per iniziativa di Renato Curcio, 28 anni, e della moglie Margherita Cagol, 24, un gruppo di militanti della sinistra extraparlamentare – operai della Pirelli, tecnici di Ibm e Siemens, membri dei collettivi lavoratori studenti – prende in affitto un vecchio teatro in disuso, nelle vicinanze di Porta Romana, e fonda il Collettivo Politico Metropolitano. Gli animatori sono Renato Curcio e Corrado Simioni.[2]

1 novembre 1969
Chiavari (Genova) – Pensione Stella Maris: convegno del Collettivo Politico Metropolitano (Cpm), costituito in settembre a Milano. Partecipano «essenzialmente marxisti-leninisti e cattolici progressisti (o cattolici del dissenso), i primi delusi dalla svolta moderata e dalla conseguente rinuncia alla rivoluzione dei partiti della sinistra storica, Partito comunista Italiano in testa, i secondi convinti che fosse necessario un maggiore impegno per modificare l’assetto sociale». Ci sono fra gli altri Renato Curcio, Margherita Cagol e Alberto Franceschini, 22 anni. Si discute di violenza politica e di eventuale lotta armata. Dal convegno, che termina il 4 novembre, esce il cosiddetto “libretto giallo”, dal titolo Lotta sociale e organizzazione nelle metropoli («Ogni alternativa proletaria al potere è, fin dall’inizio, politico-militare. La lotta armata è la via principale della lotta di classe. La città è il cuore del sistema, il centro organizzativo dello sfruttamento economico-politico. Deve diventare per l’avversario un terreno infido…»). I fautori della lotta armata subito sono comunque in minoranza. Un gruppo del Collettivo si separa per dar vita a Sinistra Proletaria.[3]

agosto 1970
Nasce il simbolo della stella a cinque punte
Costaferrata di Casina (Reggio Emilia) – Per Tonino Loris Paroli nasce qui l’organizzazione delle Brigate Rosse. Riunioni, dibattiti, discussioni: «Fu un vero congresso, durò dal lunedì al sabato» (Paroli). Una settantina i partecipanti. Ci sono i duri di Reggio –il “gruppo dell’appartamento”, ovvero gli otto giovani reggiani che frequentano la soffitta di via Emilia San Pietro 25: fra gli altri Alberto Franceschini, lo stesso Paroli, Prospero Gallinari, Lauro Azzolini, Franco Bonisoli, Roberto Ognibene – e c’è Sinistra Proletaria quasi al completo. «I compagni erano venuti da Milano, da Trento, da Genova, due da Torino». Le discussioni si svolgono nei boschi, nei campi della zona e proseguono nella trattoria “da Gianni”. Sempre qui nasce il simbolo della stella a cinque punte.
«Le Brigate Rosse non erano ancora nate ufficialmente, ma qualcuno già si dava da fare per trovare simbolo e sigla della futura organizzazione. Si pensò alla stella. Ricorda Franceschini: “Come simbolo scegliemmo quella dei Tupamaros uruguayani. Ma non riuscivamo a farla regolare, ci veniva sempre sbilenca, tanto che un giorno proposi: ‘Perché non la lasciamo così?’ Decidemmo d’inscriverla in un cerchio e, per il disegno, avevamo bisogno di qualcosa facilmente a portata di mano: si pensò alla moneta da 100 lire, nacque così il nostro ‘marchio’”».[4]

Leggi anche  Pasquale Giuliano

9 agosto 1970
È l’ora della lotta armata
Pecorile (Reggio Emilia) – Termina il convegno, iniziato il 4 agosto, che sancisce la fine dell’esperienza di Sinistra Proletaria. Il gruppo dei suoi militanti che si riconosce nelle figure di Renato Curcio, Alberto Franceschini e Margherita Cagol decide di passare alla lotta armata.[5]

settembre 1970
«Ci chiameremo Brigata rossa»
Milano – Mentre rincasa in 500 col marito Renato Curcio, ragionando ad alta voce su come chiamare il nuovo gruppo, Margherita Cagol osserva che il primo «atto di guerriglia in Europa» è stata la liberazione di Andreas Baader, in Germania, ad opera della Raf, la Frazione Armata Rossa. «Nel nostro caso armata mi sembra eccessivo. Ma brigata mi piace: brigata rossa».
• Alla Pirelli di Milano nasce la prima Brigata Rossa.[6]

28 luglio 1974
Renato Curcio e Attilio Casaletti s’incontrano per la prima volta con Silvano Girotto, infiltrato dei carabinieri.[7]

31 agosto 1974
A Pinerolo (Torino), Silvano Girotto incontra Renato Curcio e Mario Moretti. L’incontro è seguito e fotografato dai carabinieri.[8]

6 settembre 1974
Enrico Levati riceve una telefonata anonima che lo avverte che l’incontro fissato per l’8 settembre fra Silvano Girotto e Renato Curcio è un’imboscata.[9]

Leggi anche  Ettore Callà

7 settembre 1974
A Parma si svolge una riunione delle Brigate Rosse, presenti Renato Curcio, Alberto Franceschini e Mario Moretti, per fare il punto della situazione dopo il sequestro di Mario Sossi. Al ritomo a Milano, Moretti apprende della telefonata ricevuta da Enrico Levati il 3 settembre, e torna sui suoi passi per avvertire Curcio, senza però – dirà successivamente – riuscire a rintracciarlo.[10]

8 settembre 1974
A Pinerolo (Torino) sono arrestati dai carabinieri del Nucleo antiterrorismo, diretto dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, i brigatisti Renato Curcio e Alberto Franceschini. La loro cattura avviene grazie alla collaborazione dell’infiltrato Silvano Girotto, noto come “Fratello Mitra”, che una campagna stampa condotta principalmente dal settimanale «Il Candido», diretto da Giorgio Pisanò, aveva accreditato come un ribelle che si era distinto nella guerriglia in America latina contro le dittature militari.[11]

18 febbraio 1975
Un commando delle Brigate Rosse guidato da Margherita Cagol fa incursione nel carcere di Casale Monferrato liberando Renato Curcio.[12]

18 gennaio 1976
A Milano, al termine di un conflitto a fuoco con i carabinieri, sono arrestati Renato Curcio e Nadia Mantovani. Curcio e il brigadiere Lucio Prati restano feriti. Poco prima erano stati arrestati anche Vincenzo Guagliardo, Silvia Rossi Marchesa e Angela Basone. Successivamente, sono tratti in arresto Giuliano Isa, Adriano Colombo, Antonio Morlacchi. Brigate Rosse.[13]

1 aprile 1981
A Milano inizia il processo d’appello contro i militanti dei Gruppi d’Azione Partigiana e il “nucleo storico” delle Brigate Rosse. Imputati sono Renato Curcio, Mario Moretti, Giorgio Semeria, Giambattista Lazagna, Giuseppe Saba, Augusto Viel, Pierluigi Zuffada, Attilio Casaletti, Carlo Fioroni.[14]

Citato [15]

728x90 Scolastica 2016 - settembre

Share with:

Fonti   [ + ]

1. Rotta Proletaria
2, 3, 4, 5, 6. cinquantamila.corriere.it
7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14. Il libro nero delle Brigate Rosse. Gli episodi e le azioni della più nota organizzazione armata dagli «anni di piombo» fino ai giorni nostri. Autore Casamassima Pino. Editore Newton Compton (collana Grandi tascabili contemporanei)
15. Destra estrema e criminale di Gianluca Semprini, Mario Caprara. Editore: Newton Compton