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11 dicembre 1980
Walter Pezzoli e Roberto Serafini, brigatisti delle Brigate Rosse – Walter Alasia, vengono uccisi a Milano in uno scontro con i carabinieri.[1]

11 dicembre 1980
Via Varesina, tra le 21 e le 21,30, Milano
Un gruppo speciale Antiterrorismo dei carabinieri riconosce, in un locale pubblico di Via Varesina, Walter Pezzoli e Roberto Serafini, militanti delle Brigate Rosse – Walter Alasia.
Secondo alcune fonti l’informazione è partita da Rocco Ricciardi, collaboratore dei carabinieri, già militante delle Formazioni Comuniste Combattenti, entrato in rapporto con le BR-WA.
I due, intuito il pericolo, tentano di allontanarsi ma vengono falciati dalle raffiche dei carabinieri prima ancora che siano riusciti ad attraversare la strada. –
Walter Pezzoli ferito gravemente, muore poco dopo all’ospedale. Roberto Serafini, anche lui ferito, viene ucciso.
Testimonianza processuale di un militante delle BR-WA:
«Come posso dimenticare quella sera in via Varesina a due passi da casa mia? (…) Quell’11 dicembre è stato fatale per Marco e Giorgio. Una sera di dicembre, con poca gente, gli habitué delle due partite a bocce si affrettavano al bocciodromo della Cagnola e a bersi un cognacchino in una delle tante bettole del circondario, così come fecero Walter e Roberto, un puntello, uno come tanti che ci si dava per due chiacchiere, per discutere prima di tornare a casa, ma quella sera non sarebbe andata così perché due macchine seguivano il loro passo. Macchine civili e chi le occupava era in borghese.
Li agganciarono nella trattoria, i compagni si limitarono a fare ciò che ogni nostro militante sapeva, cioè trovare il modo di sganciarsi per difendere la loro libertà e quella degli altri. Uscirono di strada senza fretta, la via era deserta, erano circa le 21-21,30, le due macchine sempre dietro, ormai era certo che erano per loro. Ancora qualche decina di metri, le grosse vetrate della banca riflettono quel muro di fronte.
I compagni decisero di attraversare la strada (…) di buttarsi sull’altro marciapiede (e posso immaginare il perché). In questo tratto di strada le macchine sono posteggiate sia ai bordi che sul marciapiede e avrebbero permesso loro la migliore copertura in caso di uno scontro a fuoco.
Non avevano fatto in tempo, mentre si apprestavano a salire sul marciapiede, dalle macchine con i finestrini abbassati escono le canne dei mitra, fanno fuoco, i compagni cadono a terra, Walter non ha neanche il tempo di accorgersi di morire.
Una donna sul ciglio della strada, al portone di casa, urla. Quella sera avrebbe pagato con una terribile esperienza la passeggiata col suo bel dobermann.
Gli sparano come dannati, i latrati del cane colpito non coprono le urla di Roberto che ferito grida: “Basta non sparate più”.
Quante volte l’ho sentito! Ma non era finita, i carabinieri scendono dalle macchine, uno sguardo cianotico, pieno d’odio, uno si avvicina a Roberto, al compagno non sarebbe più servita l’autoambulanza, 4 o 5 colpi lo raggiungono ancora, non si sente più nulla, quella sera si sarebbe chiusa con due morti (.. .).
Le loro pistole erano ancora nelle cintole dei calzoni, la MK2 chiusa nel borsello, non avevano deciso ancora di estrarle, era inutile, tanto per loro era già stata decisa la fucilazione.
La mattina dopo ritorno sul posto (…) tanta gente ne parla. Raccolgo le testimonianze.
Il muro della carrozzeria, era pieno di buchi circoscritti da cerchi di gesso, così come il portone del caseggiato, gli infissi delle finestre. Quella sera i carabinieri non si limitarono ad assassinare Marco e Giorgio ma terrorizzarono i pochi presenti nella via. Pistole alla mano dicevano loro di dimenticare ciò che avevano visto, come è successo alla padrona del dobermann che è stata pregata di non testimoniare (…).
La terza mattina dopo un nucleo armato rimettendo a repentaglio le proprie vite, tracciavano su quel lungo muro: “Onore ai compagni Marco e Giorgio morti combattendo per il Comunismo”, lasciando per tutta la via i volantini che li rivendicavano come militanti delle BR».
Il funerale di Walter Pezzoli, a Milano, il 16 dicembre è partecipato da alcune centinaia di giovani.

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Roberto Serafini, nato a Genova, il 23 ottobre 1954, studi superiori, redattore di Rosso.[2]





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Fonti   [ + ]

1. L’Europeo – Misteri degli Anni di Piombo – Corriere della Sera- 11 novembre 2009
2. La mappa perduta; Curatore Prette M. R.; Editore Sensibili alle Foglie (collana Progetto memoria)